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	<description>Discutiamo del congresso provinciale del PD pisano</description>
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		<title>Leale ma non conformista: un documento sul PD pisano</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 08:45:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La scelta degli organismi dirigenti del partito provinciale è l&#8217;occasione per avviare un confronto sui processi che stanno segnando lo sviluppo di questo territorio e sul ruolo che il partito stesso può giocarvi. Crediamo opportuno aprire il dibattito con un &#8230; <a href="http://lealinonconformisti.wordpress.com/2010/08/06/hello-world/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lealinonconformisti.wordpress.com&amp;blog=15067335&amp;post=1&amp;subd=lealinonconformisti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scelta degli organismi dirigenti del partito provinciale è  l&#8217;occasione per avviare un confronto sui processi che stanno segnando lo  sviluppo di questo territorio e sul ruolo che il partito stesso può  giocarvi. Crediamo opportuno aprire il dibattito con un documento che  porta all&#8217;attenzione degli iscritti, dirigenti e rappresentanti  istituzionali del partito quelli che riteniamo essere i nodi più  problematici su cui c&#8217;è bisogno di un&#8217;elaborazione politica nuova nella  convinzione che il successo del Partito Democratico provinciale si potrà  misurare sulle soluzioni che saprà individuarvi. Lo facciamo  pubblicamente non solo perché il partito non ha nulla da temere da un  confronto sulle idee “leale ma non conformista”, ma perché l&#8217;essenza  della democrazia sta in questo confronto ed anzi riteniamo che una  malinteso sforzo di unanimismo abbia appannato la capacità di dibattere  lealmente tra noi e con la società, allontanando la partecipazione e  lasciando cosi eccessivo spazio a schieramenti personalistici.<span id="more-1"></span></p>
<p><strong>Il quadro politico </strong></p>
<p>La sfida principale che il nostro partito deve affrontare, a livello  locale come a livello nazionale, è sapere trovare soluzioni ai problemi  collettivi che siano allo stesso tempo socialmente eque e potenzialmente  maggioritarie, capaci di promuovere la giustizia e di raccogliere il  consenso popolare. Nel contesto attuale, segnato dalla crisi economica,  diventa necessario indicare senza indugio alcune priorità politiche  perché il paese non può permettersi di rimanere immobile: i problemi  sociali sempre più gravi richiedono soluzioni alte. Un fallimento nella capacità di gestire l&#8217;attuale ristrutturazione del  capitalismo mondiale significherebbe il fallimento del progetto nato con  la fondazione del Partito Democratico e lascerebbe il campo alle forze  politiche che coltivano il progetto di una ristrutturazione culturale,  finanziaria, dei diritti, del lavoro e del capitale fortemente diseguale  e antidemocratica. Riuscire in questo intento richiede un affinamento  del nostro armamentario politico e culturale: se i processi produttivi e  culturali portano la società ad essere sempre più frammentata in  interessi particolari spesso contrapposti l&#8217;elaborazione politica non  può affidarsi prevalentemente allo strumento della mediazione, ma deve  proporre visioni più generali. Le organizzazioni sociali che  organizzavano il consenso di massa (i sindacati, i partiti e le chiese)  hanno diminuito la loro capacità di intercettare e mediare i bisogni  collettivi, e la politica è chiamata a guardare con crescente attenzione  agli interessi di chi deve affrontare le difficoltà odierne senza poter  contare su canali privilegiati di rappresentanza. Questa lettura della  vocazione del PD ci porta ad individuare alcuni nodi locali come  prioritari.</p>
<p><strong>Il lavoro </strong></p>
<p>Il PD è il partito del lavoro, e deve rappresentare tutti i lavoratori:  quelli presenti, futuri e passati. I lavoratori presenti vanno tutelati  nel proprio posto di lavoro in termini di sicurezza, di dignità e di  possibilità di espressione delle loro attitudini. L’occupazione  femminile (che nella provincia di Pisa e nel resto del Paese è  abbondantemente al di sotto della media europea) deve essere promossa  con misure di sostegno e di conciliazione vita-lavoro. Bisogna  denunciare e combattere la piaga del lavoro nero (immigrato e non),  anche a costo di toccare interessi consolidati e influenti, ed investire  in efficaci percorsi di formazione professionale per proteggere i  lavoratori nel mercato del lavoro. La crisi economica, con le sue  ripercussioni sulle imprese private e sugli enti pubblici, ha  evidenziato alcune contraddizioni che fasi più floride ci avevano  permesso di nascondere: questa situazione richiede un nuovo diritto del  lavoro perché l’attuale legislazione, ispirata alla protezione del posto  di lavoro, è stata elaborata in un contesto economico e sociale molto  diverso dall&#8217;attuale e rappresenta oggi un ostacolo alle opportunità dei  lavoratori futuri. Il Partito Democratico deve proteggere sia i  lavoratori nel mercato del lavoro che quelli che a questo mercato si  affacciano, sviluppando il sistema di formazione professionale e  riformando il sistema degli ammortizzatori sociali in chiave  universalistica. Il PD di oggi ha grandi difficoltà ad intercettare il  voto dei giovani, dei lavoratori “sospesi” (disoccupati, sotto occupati,  precari): la sfida più grande per costruire il PD di domani è quella di  costruire una nuova cultura del lavoro, di dare voce a questa  generazione, di farsi difensori dei loro diritti. Per i lavoratori passati (pensionati) bisogna promuovere politiche di  sostegno che evitino la loro marginalizzazione sociale, ma che li  valorizzino come depositari e mezzi di trasmissione alle future  generazioni di una cultura sociale e lavorativa espressione  dell’identità del territorio. Il sistema economico pisano, incentrato su una varietà di settori  produttivi, richiede una particolare attenzione alle peculiarità locali:  dal comparto turistico a quello agro-alimentare e dei servizi, dal  distretto conciario a quello meccanico, esso è prevalentemente  articolato in aziende di piccole dimensioni. Ciò porta benefici nella  flessibilità gestionale, ma anche svantaggi per la determinazione di una  politica di sviluppo armonica e non disordinata o casuale. Un Partito  capillarmente diffuso come il PD deve essere in grado di comprendere e  governare questa complessità. In sede di scelte politiche che impattano  sull’economia territoriale, il Partito può e deve ascoltare e  contemperare le richieste di tutti gli attori sociali, inclusi gli  imprenditori che troppo spesso guardano alla politica come ad un  elemento di freno e non come un luogo di confronto nella progettazione  dello sviluppo economico. Il Partito deve quindi promuovere e diventare  lo snodo fondamentale di una rete collettiva, attraverso un metodo che  parta dall’ascolto soggettivo (dei lavoratori, dei pensionati, degli  studenti, degli imprenditori) ed arrivi alla proposta integrata e  compartecipata di un modello di sviluppo locale condiviso e solidale,  lontano da una logica di pura e confusa emergenza e con rinnovate  possibilità competitive di mercato. In questo quadro ed in un area come  quella pisana in cui esiste una università ed una ricerca di eccellenza  diventa strategico favorire e rafforzare le collaborazioni tra impresa e  ricerca di qualità.</p>
<p><strong>Le politiche sociali </strong></p>
<p>Ridurre la spesa sociale, direttamente o tramite i tagli agli enti  locali, significa far pagare la crisi ai più deboli e minare lo spirito  della costituzione. Insieme alla denuncia puntuale dei tagli effettuati  dal governo centrale è necessario proporre un nuovo orizzonte per il  welfare, che in Italia ha contato troppo spesso sul ruolo della famiglia  tradizionale che oggi non è più in grado di supplire alle carenze  pubbliche. La stagione attuale è segnata da conflitti molto preoccupanti  sul sistema educativo, sui servizi per l&#8217;infanzia e sulla questione  abitativa: su questi temi il nostro partito deve portare avanti  politiche credibili ed eque. La formazione e la scuola pubblica sono visti dalla destra come un peso  per la società. Il PD deve rimarcare con forza che l&#8217;accesso ad una  istruzione qualificata deve essere offerto e garantito a tutti. L’azione  del PD deve essere coordinata tra il livello nazionale che deve  contrastare in ogni modo possibile le politiche dell’attuale Governo, e i  livelli locali che devono cercare di mantenere il livello dei servizi  educativi e formativi offerti, pur nel quadro dei tagli alle spese degli  enti locali. Occorre invertire la politica attuale ed investire in  tutta la scuola pubblica, dagli asili nido fino all&#8217;Università ed alla  ricerca post laurea. Per quanto riguarda la scuola dell&#8217;infanzia la  priorità è rappresentata dall&#8217;offrire a tutte le famiglie una risposta;  per fare questo è necessario razionalizzare i costi affidandosi anche  all&#8217;iniziativa privata in convenzione e monitorando costantemente la  qualità del servizio. Attenzione all&#8217;infanzia significa anche costruire  città e paesi che siano a misura di bambino, con spazi di  socializzazione e svago sicuri e fruibili ovvero diffusi sul territorio e  protetti dal traffico. Rispetto agli altri paesi europei, l’Italia registra una percentuale  estremamente bassa di edilizia popolare: con una percentuale pari al 4%  è, infatti, quello con la minore quota di alloggi di edilizia sociale  pubblica, a fronte del 36% dell’Olanda e del 20% della media  comunitaria. La spesa per l&#8217;offerta abitativa pubblica in Italia, dagli  anni ‘80, si è ridotta del 90% (fonte ANCI). A Pisa la situazione del  mercato degli affitti è sottoposta ad ulteriori tensioni per la  particolarità degli affitti agli studenti. Il PD, deve promuovere  politiche più efficaci sulla casa, a livello regionale e provinciale.  L&#8217;ultimo piano casa regionale mette a disposizione importanti risorse ma  è incentrato sulla costruzione di nuovi edifici, con l’effetto di  continuare a consumare territorio. Riteniamo più opportuno destinare  maggiori risorse all&#8217;acquisto di abitazioni invendute, alla sostituzione  edilizia ed alla riappropriazione di alloggi abitati da nuclei  familiari che non hanno più i requisiti per risiedervi. E&#8217; sicuramente  importante il sostegno ad iniziative come l&#8217;Agenzia Casa. Tutto questo  deve necessariamente accompagnarsi al contrasto dell&#8217;elusione fiscale  per il recupero di risorse da reimpegnare nell&#8217;edilizia popolare e nei  servizi. La crisi economica sta facendo emergere tensioni abitative  anche in comuni che fino a qualche anno fa ne erano esenti; questi non  possono essere lasciati da soli ma devono essere inclusi in processi di  programmazione di dimensione più ampia. Dobbiamo progettare e costrure città e paesi accoglienti, per tutti.Il  fenomeno immigratorio oggi è parte del nostro quotidiano; va saputo  gestire e va accompagnato, valorizzando la cultura della solidarietà,  una nuova cultura di prossimità, diversa, meticcia, in cui l&#8217;uomo rimane  padrone sia del suo tempo sia del suo spazio geografico e sociale. Il tessuto provinciale pisano è ricco di capitale sociale, come  testimoniato dalle molte associazioni attive in svariati campi: queste  sono palestra di democrazia e laboratori di partecipazione, e rendono  più sicure le nostre città. La ricchezza dell&#8217;associazionismo risiede  anche nel loro ruolo di elaborazione e di critica, che alimenta e  qualifica il discorso pubblico. Il Partito democratico riconosce il  contributo delle associazioni con le quali porta avanti un continuo  dialogo.</p>
<p><strong>L&#8217;uso del territorio </strong></p>
<p>Il PD deve mettere al centro le tematiche ambientali, dove è necessaria  un’inversione di tendenza: non può esserci sviluppo senza attenzione  alle risorse naturali e al nostro immenso patrimonio territoriale e  paesaggistico. L’area vasta è il luogo primo dove affrontare questi  temi, che vanno oltre i confini comunali: lo sviluppo della rete  infrastrutturale, lo smaltimento dei rifiuti, la collocazione dei grandi  impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, la  distribuzione sul territorio delle aree industriali et cetera. La  dimensione provinciale è quella ottimale per affrontare queste sfide e  garantire uno sviluppo equilibrato e coerente del territorio e deve per  questo promuovere meccanismi perequativi che garantiscano un’equa  ripartizione fra i comuni dei vantaggi e degli svantaggi dovuti alla  localizzazione di certe funzioni, nell’interesse della collettività. Lo sviluppo urbano ed industriale del territorio pisano ha seguito negli  anni una politica di sfruttamento intensivo, fortemente pilotato dalle  necessità economiche dei comuni e delle province che hanno visto nel  reddito che arriva dai trasferimenti o dalle entrate proprie  direttamente legate al consumo del territorio (ICI, concessioni edilizie  e urbanizzazioni) la soluzione a larga parte delle proprie esigenze  finanziarie. Risulta in questa fase di profonda crisi del mercato  immobiliare quasi surreale il dibattito che si è aperto a livello  regionale sulle politiche urbanistiche. Negli ultimi 2 anni e forse  ancora per i prossimi 2 o 3 anni saranno gli stessi costruttori ad  investire pochissimo su nuove costruzioni anche nel caso di permessi a  costruire già rilasciati o in aree già edificabili. E’ quindi importante inoltre che il PD cerchi di limitare il consumo di  suolo: questo significa promuovere leggi e scelte amministrative che  favoriscano il riuso del territorio legando ogni nuovo insediamento alla  rimozione dei manufatti ed al recupero delle aree dismesse, oppure alle  ristrutturazione ed alle ricostruzioni in loco, come già ampiamente  previsto nelle legislazioni degli altri paesi europei. E&#8217; poi importante  che i futuri piani regolatori, come sta già accadendo in alcuni comuni,  tendano ad abbattere la rendita finanziaria con l&#8217;applicazione di  criteri di perequazione edilizia. L’attività edilizia deve essere  piuttosto volta al recupero degli edifici, alla costruzione in aree già  urbanizzate, al miglioramento della qualità dell’abitare, seguendo le  linee d’indirizzo dettate dalla nuova amministrazione regionale. E’  necessario impiegare più risorse per analizzare la struttura del  territorio e studiare le dinamiche socio-economiche, perché il  dimensionamento degli strumenti urbanistici sia collegato all’effettivo  fabbisogno e non alla speculazione e all’esigenza di “fare cassa” con  gli oneri di urbanizzazione per sostenere i bilanci comunali strozzati  dai vincoli del patto di stabilità. Per questo, è a maggior ragione  necessario svincolare il finanziamento degli enti locali dal consumo di  territorio se si vuole evitare che i comuni, pressati da un lato dalla  mancanza di risorse e dall&#8217;altro dall&#8217;aumento delle competenze, debbano  abdicare al loro ruolo di programmazione.  A livello provinciale è prioritaria una pianificazione coordinata degli  interventi, superando la contrapposizione tra “area pisana” e “area  valdera” e la gestione ristretta delle piccole unioni comunali, al fine  di gestire piani integrati che permettano di individuare in maniera  organica le aree di urbanizzazione e di industrializzazione. Il  coordinamento della programmazione è irrinunciabile per lo sviluppo  delle infrastrutture, per la riqualificazione del territorio, la  riduzione del rischio di inquinamento dei suoli e la prevenzione del  rischio idraulico.</p>
<p><strong>Il partito </strong></p>
<p>La ragione della crescita di tanti movimenti riconducibili ad una  cultura di sinistra, dai “grillini” al “popolo viola”, e del  contemporaneo forte incremento dell&#8217;astensione elettorale, va ricercata  nella diffusa sensazione che il PD non riesca ad offrire una concreta  alternativa, che sia talvolta lontano dai problemi reali, lento ad  intervenire nel quotidiano: il PD pisano non fa eccezione. Riteniamo che  questo non derivi dalla mancanza di iniziative, ma piuttosto da un  profilo identitario incerto: la ricerca di una identità democratica non  può essere condotta guardando all&#8217;indietro verso le culture politiche  del novecento che sono proprie dei partiti fondatori, ma deve partire  dalla definizione dei referenti sociali a cui vogliamo offrire  rappresentanza. Accettare questo punto di partenza significa anche non  cedere alla tentazione di elaborare un profilo simile a quello dei  partiti di destra: i concetti di sicurezza, sviluppo economico,  efficienza della pubblica amministrazione sono centrali per il nostro  partito ma devono essere coniugati con quelli di legalità, giustizia e  pari opportunità. Occorre che il PD ritorni a farsi sentire senza incertezze,  riprendendosi il proprio spazio tra la gente. I circoli devono diventare  luoghi di coordinamento con la società, dove il PD ed i suoi  rappresentanti nelle amministrazioni devono dialogare continuamente con i  cittadini, così come altre occasioni di confronto vanno costantemente  generate ed alimentate. Il partito deve essere luogo di confronto e  proposta, stimolo per le amministrazioni democratiche a svolgere al  meglio il proprio mandato. È necessario che il PD definisca in modo  netto ed inequivocabile la centralità delle primarie, coinvolgendo gli  iscritti al partito nella scelta delle proprie cariche interne e di  tutti gli elettori per le cariche monocratiche. Per quanto riguarda in particolare il partito a livello provinciale è  opportuno riprendere quanto stabilisce lo statuto regionale: “Il  Coordinamento territoriale rappresenta l’unitarietà della politica del  partito nel territorio di competenza provinciale o sub-provinciale ed in  rapporto con il livello regionale concorre all’elaborazione  dell’indirizzo politico del partito, nelle forme e nei limiti previsti  dagli statuti regionale e nazionale”. È quindi necessario che il livello  provinciale assuma un ruolo di maggior coordinamento delle politiche  dei comuni e della provincia che molto spesso, in passato hanno seguito  strade diverse ed a volte contrastanti tra loro. Per fare questo sono  necessari momenti di confronto e di formazione degli amministratori. Al contempo è necessario che il livello provinciale dia spazio alle 4  macroaree provinciali,  decentrando poteri, risorse umane e finanziarie,  in modo che ogni tema possa essere affrontato nella dimensione più  opportuna. Rafforzare il partito a livello di zona, deve andare in  parallelo alla riduzione della proliferazione di dipartimenti, aree di  lavoro ed incarichi che, anziché rendere più efficace l’azione della  politica, portano ad organismi dirigenti pletorici. In questo quadro  diventa anche urgente affrontare la giusta esigenza, avvertita da molte  parti, di una riorganizzazione dell&#8217;apparato politico: da una parte  crediamo sia necessario andare verso una sua riduzione graduale della  sua dimensione, che risulta poco funzionale per un partito del XXI  secolo. Dall&#8217;altra auspichiamo che i meccanismi di selezione assicurino  che i funzionari che ricoprono incarichi politici non siano reclutati  una volta per sempre, ma con modalità che consentano una verifica  costante del loro operato. Solo così potremo premiare il merito e  rendere il partito più il linea con le aspettative della società.</p>
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